In questi giorni è stato lanciato l’allarme rosso sulla diffusione del sexting tra gli adolescenti. Il ministro della pubblica istruzione Bussetti ha presentato i risultati di un’indagine realizzata dal governo in collaborazione con l’università di Firenze. Obiettivo della ricerca era monitorare i comportamenti a rischio tra gli studenti delle scuole secondarie di primo grado. In particolare, il sexting, cioè lo scambio di foto e video hard sul telefonino o sul computer, rappresenta un fenomeno in aumento passando dal 7% del 2016 al 9% dello scorso anno.

Generazioni a confronto

A mio avviso parlare di allarme rosso mi sembra eccessivo. Sappiamo bene che l’adolescenza è caratterizzata anche dalla scoperta e dalla sperimentazione della sessualità e di tutto ciò che rimanda ad essa. In aggiunta già se confrontiamo come i millenials hanno scoperto e vissuto la sessualità con quanto fatto da noi genitori cresciuti negli anni ’80, ci rendiamo conto di quanto sia cambiato il modo di sperimentare la sessualità in gioventù negli ultimi 30 anni. E’ normale quindi osservare come i ragazzi condividano senza particolari timori foto e video di sé in intimità. Anche se i rischi di una facile condivisione di contenuti intimi non sono sempre noti ai ragazzi, non ci si può stupire del fatto che per loro sia normale farlo. Il rapporto col loro corpo è totalmente diverso da quello che aveva un giovane 20 anni fa. L’esposizione, la condivisione e l’importanza che si dà a questo aspetto è adesso molto più rilevante che in passato e quindi più ricercata.

Insidie della rete e nuovi vissuti

E’ noto, d’altronde, che la rete sia piena di insidie. Il materiale pubblicato sulla rete è difficilmente rimuovibile, potrebbero tornare a galla foto e video girati anni prima che potrebbero compromettere la reputazione personale e lavorativa dell’individuo, ecc. Eppure la condivisione della propria intimità esprime anche sicurezza nel mostrarsi, non temere quel giudizio che fin troppo spesso condiziona i ragazzi.

Rispetto di sé e dei figli

Come genitore sono dell’idea che su questo tema sia necessario comunicare ai nostri figli i rischi insiti nel sexting e l’importanza di rispettare il corpo proprio e altrui in tutte le modalità. D’altra parte il rispetto di sé e degli altri passa anche attraverso il rispetto che i genitori hanno delle scelte dei propri figli. E questo vale anche su quanto custodiscono nel proprio telefonino. Controllare il cellulare dei figli senza il loro consenso è una forma di invadenza e di mancanza di rispetto. Anche se fatta “a fin di bene” è sempre una violazione di quello spazio vitale che è l’autonomia decisionale dell’individuo e che va sempre preservata.