I cambiamenti, le vere e proprie trasformazioni che vivono i nostri figli riguardano, oltre al corpo, anche gli aspetti cognitivi. Purtroppo noi genitori, o meglio gli adulti in generale, siamo quelli che subiscono l’effetto di queste importanti e naturali evoluzioni del pensiero.

Una mente complessa

Lo sviluppo cognitivo di un adolescente porta con sé la capacità di formulare un pensiero astratto, cosa fino a poco prima non realizzabile. E’ in questa fase che i ragazzi cominciano a sviluppare un pensiero ipotetico-deduttivo che li porta a sviluppare delle ipotesi e metterle a verifica. E’ il momento in cui diventa possibile sviluppare delle teorie sul mondo e quindi dare spazio anche ad utopie. Questa nuova capacità di pensiero è accompagnata da quell’egocentrismo adolescenziale che porta il ragazzo a percepire i suoi pensieri e sentimenti come unici e non intellegibili. Il pensiero critico che sviluppano i ragazzi, inoltre, li porta a cercare coerenza intorno a loro e quindi a mal sopportare i comportamenti o le decisioni contraddittorie che spesso genitori e adulti operano. Non è difficile quindi capire perché non si sentano compresi o perché si trovino a confliggere con gli adulti.

Sviluppare sicurezza

E’ chiaro che di fronte a queste nuove possibilità di pensiero gli adolescenti possano sentirsi capaci di capire come funziona il mondo e di criticare quello che non condividono perché non risulta logico ai loro occhi. Oppure guardare i genitori e gli adulti come dei reperti fossili che appartengono ad un’era geologica lontana dalla loro. In realtà questo è il loro modo per crearsi quella sicurezza che consentirà loro di affrontare il mondo che li accoglie e che sotto sotto li spaventa.  In effetti è solo da adesso che stanno cominciando a prendere in mano le redini della propria vita e quindi devono ancora capire come farlo. Diventa normale, allora, mostrarsi spavaldi ostentando una sicurezza che in realtà si poggia su fondamenta deboli e inconsistenti, cosa che noi adulti riconosciamo e non accettiamo.  Gli adolescenti di oggi, quindi, cercano di sentirsi all’altezza del compito di navigare in acque nuove e misteriose sapendo di essere ancora molto fragili e insicuri.

Una guida autorevole e non giudicante

Per interagire al meglio coi nostri ragazzi, pertanto, è bene partire da questa considerazione. Spiccare il volo dal nido, assumersi delle responsabilità, riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni, imparare a pianificare, sono le aspettative che noi adulti abbiamo nei loro confronti. Esse, tuttavia, rappresentano anche quelle competenze che saranno sviluppate lungo l’intero percorso dell’adolescenza, richiedendo quindi un tempo congruo. Per facilitare questo percorso di crescita e renderlo meno conflittuale, noi adulti possiamo e dobbiamo fare la nostra parte. Si tratta di assumere una posizione diversa da quella che tipicamente assumiamo nei confronti degli adolescenti, fatta di giudizio, di critica e svalutazione. A tal fine diventa molto più utile e proficuo mostrare interesse, curiosità, collaborazione e pazienza verso i comportamenti e le decisioni dei nostri ragazzi anche se sappiamo che al posto loro faremmo diversamente.

Interagire in maniera costruttiva

Non si tratta cioè di convincerli che il nostro modo di pensare e agire, essendo quello degli adulti, sia l’unico possibile e soprattutto quello corretto. Questo atteggiamento li metterebbe sulla difensiva e quindi in una posizione oppositiva. La modalità più efficace è quella di mostrarsi comprensivi, di favorire un pensiero riflessivo e di stimolare l’assunzione di responsabilità. Di fronte allora alla tipica frase: “la prof di italiano mi ha messo 4 perché le sto antipatico!” piuttosto che dire: “ci credo, non studi mai…”, potrebbe essere più utile affermare: “non è detto cha la professoressa voglia solo penalizzarti, magari sta cercando di stimolarti a fare di più. A proposito, ti sei già fatto un’idea su come pensi di recuperare l’insufficienza?”. E’ chiaro che questa interazione non ci assicura il maggior impegno nello studio di nostro  figlio. Tuttavia apre uno spazio di riflessione che il ragazzo può fare suo e soprattutto lo invita ad assumersi la responsabilità della propria performance scolastica.