Ormai i selfie fanno parte del nostro vissuto quotidiano. A lavoro, in vacanza, durante una cena o il compleanno, ogni occasione è buona per immortalare il momento con una foto che ci ritrae in compagnia di altri. Inutile dire che i selfie tra i giovani spopolano e assumono una frequenza vertiginosa.

Uno specchio in cui mostrarsi

L’adolescenza, si sa, è un momento della vita in cui l’apparenza conta e anche tanto. Per mostrarsi i nostri ragazzi usano il selfie con la nuova acconciatura dei capelli o con la tartaruga dopo un duro allenamento, l’ultimo musical.ly registrato o il boomerang su instagram. Sono modi per ricercare il consenso e l’apprezzamento di cui si ha un estremo bisogno in questa fase della vita. Quando si sta cercando di trovare il proprio posto nel mondo diventa importante essere visibile, riconoscibile, apprezzato, in primis dal gruppo di appartenenza e poi dai genitori o in generale dagli adulti significativi.

L’attrazione del pericolo

Il mostrarsi, poi, in alcuni casi passa attraverso forme estreme. E’ il caso dei selfie pericolosi, quelli lungo i binari di una ferrovia, oppure sul tetto di un palazzo. Situazioni di pericolo che in qualche occasione sono state cause di incidenti mortali. In queste occasioni ciò che può spingere il ragazzo a tentare delle prove estreme può essere l’attrazione che gli adolescenti provano verso il pericolo. Il bisogno sottostante potrebbe essere quello di mostrarsi particolarmente audace, di appartenere ad un gruppo esclusivo, in generale comunque farsi notare ma anche osare per scoprire nuove parti di sè.

Costruire il senso di sè

In realtà, nell’osservare meglio tali accadimenti, queste prove di coraggio o i tentativi di mostrarsi, nascondono una profonda insicurezza. La bellezza stereotipata delle modelle, la difficoltà ad essere originali, la complessità nel trovare la propria unicità, sono fattori che minano la sicurezza in sé e spingono i ragazzi a cercare modi per mostrare qualcosa che in realtà non sono. Noi genitori a tal proposito possiamo fare qualcosa anche se non molto. Il processo di creazione della propria identità è lungo, laborioso e assolutamente personale. Non serve quindi mostrarsi intransigenti, eccessivamente controllori anche se a fin di bene. Può essere molto più d’aiuto accompagnare i ragazzi nel fare qualche riflessione sull’opportunità di mostrarsi per quello che si è, fragilità incluse, sul senso della bellezza, sui limiti dell’omogeneizzazione che richiede l’appartenenza al gruppo, sull’essere audaci e non irresponsabili.