La mezza età spesso è anche il momento in cui ci si confronta con l’adolescenza. Non più la nostra, ma quella dei nostri figli. In realtà ci viene naturale operare un confronto tra come siamo stati adolescenti al nostro tempo e come sono gli adolescenti di oggi. Decisamente molto diversi. Questa diversità non fa che rendere complicata la comprensione di questa fase della vita che, nonostante le differenze culturali e sociali contingenti, mostra comunque sempre le stesse caratteristiche.
Un periodo di grandi cambiamenti
L’adolescenza di per sé è un periodo di grandi cambiamenti, sia fisici che psicologici. Il corpo si trasforma e gli effetti dello sviluppo ormonale si fanno sentire. Lo sviluppo cognitivo determina nuove forme di pensiero come quello ipotetico o magico. Essi consentono all’adolescente, per la prima volta, di realizzare un pensiero astratto, di confrontarsi con concetti filosofici, di riflettere sui valori, di immaginare nuovi mondi possibili. Non è facile quindi per l’adolescente accogliere e interpretare questi cambiamenti che inevitabilmente si ripercuotono sul suo stato d’animo e di conseguenza in famiglia.
La definizione di sè
I nostri ragazzi si stanno confrontando con la necessità e il desiderio di definire se stessi, stanno cominciando a pensare chi o cosa saranno da grandi. Cominciano a provare attrazione e a sperimentare l’amore con i propri pari, iniziando e chiudendo relazioni, con tutto ciò che ne consegue. Sentono il bisogno e la spinta a raggiungere quell’autonomia che consentirà loro di gestire la propria vita. Sono tutte forze, queste, che da una parte motivano, dall’altra spaventano o confondono. Se a questo aggiungiamo le richieste che inevitabilmente arrivano dalla famiglia (responsabilità, impegno, attenzione, ecc.) ecco che la situazione può diventare esplosiva o ingestibile. Cosa fare allora?
Un passo indietro
Se i nostri ragazzi non possono fare altro che navigare in questo mare in tempesta, che prima o poi li porterà comunque ad approdare nel mondo degli adulti, noi genitori abbiamo un nuovo ruolo da assumere. Si tratta infatti di abbandonare le vesti del capitano della nave, che decide e organizza tutto affinché le cose, sotto un continuo controllo, vadano al meglio e senza pericoli. Ci viene richiesto infatti di fare un passo indietro, senza però scomparire. Si tratta, cioè, di continuare ad essere presenti ma in modo diverso. Meno decisionisti, meno invadenti, meno preoccupati, ecc. I nostri ragazzi devono poter essere liberi di scegliere senza tante indicazioni e soprattutto di sbagliare, perché l’errore è formativo. E’ solo assumendosi la responsabilità delle proprie scelte e quindi dei risultati che ne conseguono che si può cominciare a percorrere la strada per diventare adulti.
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